mercoledì 29 febbraio 2012

Retrospettive: Jesus Lizard

The Jesus Lizard

Ecco una band facile... i Jesus Lizard.

Se per "facile" intediamo "dannatamente rumorosi, bordellari, violenti e senza compromessi", of course...

La storia dei Jesus Lizard nasce dalle ceneri di una noise band texana molto apprezzata, gli Scratch Acid di David Wm. Sims e di David Yow, rispettivamente basso e voce di quelli che saranno i JL e di quelli che furono gli SA (anche se Yow suonava pure il basso, direi che ciò sia irrilevante se non per la parola Pure). Gli SA si sciolsero e i ragazzacci si trasferirono a Chicago, dove il grandioso psicotico Yow si unì (non siate volgari, fate il favore) con il chitarrista Duane Denison e si riunì (vi ho chiesto per piacere di non essere volgari, cazzaccio) con David Wm. Sims, che nel frattempo aveva avuto una breve avventura (se si continua così dovrò chiedervi di uscire) nei Rapeman di Steve Albini.

Ecco, il casino di Goat è riuscito a svegliare mia sorella e a farla andare via disgustata. Grazie un casino, Mr. Yow.

Questi tre loschi figuri (inseme a Mac McNeilly alla batteria e Steve Albini alla produzione per la maggior parte della carriera) sono i Jesus Lizard.

Tanto per farvi capire la figaggine: sapete che cos'è una Jesus Lizard? No, non è il pirulino del nostro Salvatore, ma una fighissima lucertolina che attraversa le acque come fece, appunto, il nostro amico Salvatore! È un animale di una figheria assurda. Mi fa pisciare addosso dalle risate. Soprattutto con questo rincogliodepressivo nuovo.

lunedì 13 febbraio 2012

The Doors

The Doors


Ladies and Gentlemen... from Los Angeles, California... THE DOOOOOORS!!!
Una band di musicisti eccezionali: Robbie Krieger è un ottimo chitarrista, John Densmore è un eccellente batterista e Ray Manzarek è determinante sull'impatto musicale della band con il suo organo (la tastiera, non la minchia). Ma il motivo per cui ci ricordiamo di codesto gruppo è un altro: un buffone nietzschiano chiamato James Douglas Morrison.
Lui è la faccia che vedete sulle felpe da ordinare col Postal Market, lui è la faccia attaccata dietro la vostra Panda, lui è l'adesivo sulla chitarra che vi ha regalato mammà: un cantante abbondantemente superiore alla media con una presenza scenica che solo Elvis prima di lui e Freddie Mercury dopo di lui hanno avuto, la rock star maledetta per eccellenza (è morto a Parigi in circostanze misteriose a 27 anni... qualche imbecille dice sia fuggito in Africa o ai Caraibi) e anche un decente poeta (certe volte persino ottimo).

The Doors - Elektra 1967
8.6
Strange Days - Elektra 1967
10.0
Waiting For The Sun - Elektra 1968
7.4
The Soft Parade - Elektra 1969
7.5
In Concert - Elektra 1991 [1968 - 1970]
8.3
Morrison Hotel - Elektra 1970
10.0
L.A. Woman - Elektra 1971 9.6
An American Prayer - Elektra 1978
7.7
Box Set - Elektra 1998 
7.9
The Doors - Live In New York (6 Cd Boxset) (Rhino, 2009)
7.6

The Doors - Elektra 1967 

* Jim Morrison – vocals
* Robby Krieger – guitar, backing vocals
* Ray Manzarek – keyboards, backing vocals
* John Densmore – drums

Un ottimo esordio, nonostante il fatto che Jim non sia ancora totalmente a suo agio con il microfono (con unica eccezione forse in Alabama Song di Bertolt Brecht e Kurt Weil, che Jim e compagni fanno propria con estrema naturalezza, rendendo questa la versione definitiva della canzone). 
La maggior parte delle canzoni "famose" dei Doors vengono da qui: le due epiche Light My Fire (non quella porcata di tre minuti che passano in radio, la versione lunga con gli assoli di Ray e Robbie) e The End (la versione Morrisoniana del complesso di Edipo, che vede quasi raddoppiata la sua lunghezza nei live, grazie alle sue improvvisazioni) e Break On Through (non so cosa cazzo scrivere in questa parentesi, ma la apro lo stesso perchè ormai l'ho fatto per le altre due canzoni), ma quello che rimane è quasi tutto allo stesso livello, come la già citata Alabama Song e End Of The Night, una delle cose più dark del gruppo californiano (con tanto di sgraffignamento da William Blake: "some are born to the sweet delight / some are born for the endless night", e da Celine, la cui opera più famosa "Journey To The End Of The Night"... ho già detto che il nome The Doors deriva da "The Marriage Of Heaven And Hell" di Blake medesimo e anche dal libro di Aldous Huxley "The Doors Of Perception"? Penso che avrei dovuto farlo prima...). Degna di nota è anche la splendida e poetica The Crystal Ship, che sollazza il mio intestino tenue come poche altre canzoni sanno fare.

Le uniche cose fastidiose di questo incredibile album sono I Looked At You e Take It As It Comes, più o meno simili l'una all'altra (bubblegum music degli anni '60 a suoi vertici di insulsaggine) e con testi penosi, decisamente i peggiori della loro carriera.
Come si chiude una recensione che non sai come chiudere?
Con una parolaccia!
Vagina.
Ah, ed anche col voto
Voto: 8.6

Strange Days - Elektra 1967
* Jim Morrison – vocals
* Robby Krieger – guitar, backing vocals
* Ray Manzarek – keyboards, marimba, backing vocals
* John Densmore – drums

Stesso stile del debutto (anche se decisamente più "dark" come atmosfere), ma stavolta senza difetti: i testi sono tutti incredibili, le melodie di si attaccano alle scapole e incominciano a fare "oheeeeee!!!" dentro la testa; in più Morrison è al 100% sicuro di se stesso stavolta. 


È impossibile scegliere una canzone che stia al di sopra delle altre, perchè sono tutte eccelse: dalla iniziale Strange Days (che suppongo abbia ispirato il film omonimo di Kathrine Bigelow, regista di Point Break e moglie del più ricco esemplare canino della storia del creato, James Cameron di Titanica e Avatarica memoria), alla inquietante You're Lost Little Girl (mmmmh... giro di basso...), passando per l'apparentemente solare Moonlight Drive (nella quale la slide di Robbie Krieger fa la parte del leone) e per People Are Strange.

Devastante è la conclusiva When The Music's Over, che parte dal giro di basso che Ray aveva utilizzato in Soul Kitchen per una cavalcata di undici minuti nel pazzo mondo di Morrison ("Before I sink into the big sleep / I want to hear the scream of the butterfly"). Ooooooh, e Love Me Two Times? Quel Krieger funziona, eh? Garantito, dopo aver ascoltato questo disco non potrete fare a meno di canticchiare le canzoni (a parte naturalmente Horse Latitudes, che Morrison in fase poetica e, se non vi piace la fase poetica di quest'uomo, la detesterete), manco fosse un disco di Justin Timberlake o chiunque diavolo sia popolare oggigiorno.
Essenziale nella collezione di dischi di ogni appassionato di musica. Dovrebbero fare una legge che impedisce a chi non apprezza e ammira questo disco che un suo spermatozoo raggiunga un ovulo, perchè non merita di riprodursi.
Voto: 10.0

Waiting For The Sun - Elektra 1968
* Jim Morrison – vocals
* Robby Krieger – guitar, backing vocals
* Ray Manzarek – keyboards, marimba, backing vocals
* John Densmore – drums

Quest'album avrebbe dovuto essere incentrato sulla fissazione di zio Giacomo Morrisone con le lucertole (non quelle di pelle). 
Avrebbe. 
Già perchè La Celebrazione Della Lucertola, lunghissimo pezzo in stile The End, in studio proprio non gli veniva bene a 'sti ragazzi qua, quindi dovettero abbandonare l'idea (per la gioia dei discografici della Elektra) ripescando Hello I Love You e Summer's Almost Gone dal demo del 1965 (chiaramente le hanno riregistrate, frollocconi). In realtà, anche se ci fosse stata la Celebrazione, il problema fondamentale è il fatto che non c'è connessione logica tra le canzoni, che sembrano ammonticchiate l'una sull'altra, come in un film di Rocco Siffredi, e per di più l'atmosfera è molto meno dark dei primi due album, come in un film con Selen, con delle eccezioni, come in un film di Ron Jeremy.
Partiamo dalle eccezioni: Not To Touch The Earth è parte della maxi opera Celebration Of The Lizard (sì, lo so, ho detto Celebration eccetera eccetera già quaranta volte), ed è forse la sua parte migliore se non siete degli estimatori della poesia di Morrison; è altresì la canzone che gli ha procurato tanta merda in quello che rimaneva della sua breve vita... Jim conclude la canzone con la frase "I'm the lizard king... I can do anything"... E che cazzo avrà detto mai! Il mondo dei fanatici del rock biz è strano assai... 
L'altra eccezione è Five To One, il brano più pesante dei Doors, con altre frasi rimaste nella leggenda ("No one here gets out alive!"), brano additato come uno dei veri predecessori del metal per forza e brutalità d'impatto (come, molto prima, Rumble di Link Wray); non sono particolarmente d'accordo, ma tant'è.
Il resto è pop (con evidenti influenze di svariato tipo, come flamenco in Spanish Caravan e VALZER - ho detto proprio valzer - in Wintertime Love): Hello I Love You è nuovamente bubblegum pop, ma stavolta allo stato dell'arte, Summer's Almost Gone è triste ed intrigante così come Love Street... My Wild Love è una specie di canto tribale e, se fosse lungo un minuto e mezzo starei a parlare di quanto sia la canzone più bella della storia, ma dato che dura tre minuti e rotti non è affatto il caso.
Sarebbe stato un ottimo disco se Le Porte fossero riuscite a trovare un suono o un tema unitario per tutto l'album, che così sembra una raccolta di b-side con qualche gioiello in mezzo; dati i successivi avvenimenti, suppongo che avessero (soprattutto Jim) altri pensieri di cui preoccuparsi prima della coesione dell'album. Manco a dirlo, unico numero uno dei Doors negli U.S.A.
Voto: 7.4

The Soft Parade - Elektra 1969
* Jim Morrison – vocals
* Ray Manzarek – keyboards
* Robby Krieger – guitar, chorus vocal on Runnin' Blue
* John Densmore – drums
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* Harvey Brooks – bass
* Curtis Amy – sax solos (Touch Me)
* Reinol Andino – conga
* George Bohanan – trombone solo
* Jimmy Buchanan – fiddle
* Doug Lubahn – bass
* Jesse McReynolds – mandolin
* Champ Webb – English horn solo
* Paul Harris – orchestral arrangements

Universalmente disprezzato, questo è l'album uscito durante il peggior periodo per i Doors: Jim era esageratamente fuori di testa persino per essere Jim Morrison e combinava casini pressochè in ogni concerto, rendendosi quasi insopportabile al resto del gruppo; inoltre aveva problemi legali per un accusa di oscenità e masturbazione simulata in un concerto a Miami, e questo spiega come la maggior parte delle canzoni di questo disco sia scritta da Robbie. Oltretutto erano stati per questo (per il pene di Jim a Miami, non per Robbie che scrive le canzoni) esclusi dall'evento più importante del decennio in corso e forse anche di quello a venire, il concerto di Woodstock, al quale parteciparono pressochè tutti gli schizzati d'America, e che avrebbe fruttato tanti bei soldini.

Quello che caratterizza questo disco (e, fondamentalmente, il motivo per cui è odiato a tal modo, soprattutto dopo l'eccessivamente "morbido" precedente) è la presenza di archi e trombe, che non sempre vanno d'accordo con lo stile-Doors: certe volte, nonostante le canzoni siano buone, i fiati in questo caso ne rovinano la buona riuscita, anche se altre volte non sono esattamente i fiati il problema: come in Runnin' Blue, un bluegrass, per l'anima degli antenati di Maometto... Jim deve essere stato completamente fuori di melone per aver cantato una roba del genere... per di più dedicata a Otis Redding! Un BLUEGRASS che sembra uscito dal fottuto Texas dedicato a Otis Redding? Non sarebbe stato meglio un fottuto BLUES, che oltretutto è la cosa che i Doors fanno meglio? Mah.
Tra le cose migliori dell'album c'è senza dubbio la title-track, che consente al re lucertola di esprimersi al suo meglio, tra leoni alla sua sinistra e leopardi alla sua destra, pietre che rotolano, catacombe e altre miriadi di allucinazioni, scritte (e DEscritte) in maniera eccelsa da Jimbo, nonostante non possa essere più in torto di quanto è sul futuro ("Succesful hills are here to stay / Everything must be this way", sempre che stia parlando di se stesso o della band, come io sto supponendo).
In realtà, la pessima fama non è giustificata: abbiamo pezzi del calibro di Wishful Sinful e Touch Me, un pezzo degno del primo album come Wild Child, il raffinato pop-soul-blues di Tell All The People e Shaman's Blues... 
Ci sono anche le pessime Do It e Runnin' Blue, che sono terribili, ma il resto ooooheeeee!!! Ovviamente senza Morrison canzoni come Wishful Sinful sarebbero abbastanza insulse, ma, del resto, Morrison c'è, so what's the point?
Voto: 7.5

In Concert - Elektra 1991 [1968 - 1970]
* Jim Morrison – lead vocals
* Robby Krieger – guitar
* Ray Manzarek – keyboards, vocals
* John Densmore – drums

Quest'album raccoglie tre album dal vivo dei Doors: il famosissimo Absolutely Live (che occupa, a livello di minuti, la porzione più consistente del doppio cd), e i due postumi Alive She Cried e Live At The Hollywood Bowl (rappresentato solo in parte).
Il bello ed il brutto di ogni album live dei Doors è Jim: è un grande attore, un eccezionale performer, ma se la sua poesia non vi piace... eeeeeeeeh. L'esempio lampante è dato da Celebration Of The Lizard, un lungo e splendido poema RECITATO da Morrison (se non lo vedete nella tracklist è perchè è diviso in sette parti, da Lions In the Street a Palace Of Exile) che la maggior parte dei fan dei Doors adorano e la maggior parte degli ascoltatori occasionali detestano, quindici lunghi minuti di allucinazioni, praticamente la trascrizione dei trip da acido di Jim: io l'adoro, ma sono performance come queste che hanno causato l'assurdo revisionismo storico su Morrison. Bullshit, bullshit, bullshit, bullshit.
Ci sono alcune canzoni che mai appariranno negli album di studio, come i tre blues Close To You, Love Hides e Build Me A Woman (chiamata anche "Poontang Blues", il blues della fica) e soprattutto la splendida ballad Universal Mind, una meraviglia che non capisco come non sia riuscita ad entrare in nessun album, ed alcune cover come una Little Red Rooster d'eccezione, Who Do You Love di Bo Diddley e una sporchissima (meno di quella del boxset, ma migliore a livello musicale) Glooooooriaaa, in cui Jim da il meglio di se. (Cazzarola, ho appena scoperto che anche Close To You è una cover di Willie Dixon... per favore cancellate il pezzo di sopra e riscrivetelo, io mi annoio).
Le performance scelte sono veramente ottime, anche se certe volte sembrano prese apposta per il valore shockativo: When The Music's Over è interrotta da idioti che gridano le parole prima che Jim possa cantarle e lui grida: "SHUT UP! Is that the way to behave at a rock n' roll concert?" e persino l'iniziale House Announcer (in cui un annunciatore presenta i Doors, non prima di aver invitato tutti a sedersi ai propri posti per evitare di farsi male) sembra lì messa apposta a dire "guardate che fanatismo del cazzo c'era ai concerti dei Doors", cosa che io lascerei a un bootleg, piuttosto che ad un album live ufficiale.
Questo doppio cd dimostra cosa erano veramente Le Porte dal vivo: una spettacolare blues band con un cantante spedito loro dal cielo, perfettamente in confidenza con il proprio pubblico, con un gran senso dell'umorismo (anche se piuttosto strano: "Dead cats, dead rats sucking all the young men's blood"...è un malato di mente chi può trovare divertente una cosa del genere... cioè, a me piacciono, ma non stiamo a sottilizzare) ed in grado di INTERPRETARE le proprie canzoni e quelle degli altri, non semplicemente salire sul palco e cantarle come stanno scritte sullo spartito...
Voto: 8.3

Morrison Hotel - Elektra 1970
* Jim Morrison – lead vocals
* Robby Krieger – lead guitar, rhythm guitar
* Ray Manzarek – keyboards
* John Densmore – drums
* Lonnie Mack – bass guitar on "Roadhouse Blues" and "Maggie M'Gill"
* G. Puglese (a.k.a. John Sebastian) – harmonica on "Roadhouse Blues"
* Ray Neapolitan – bass guitar on "Peace Frog" and "Ship of Fools"


BLUES!!!!! I Doors fanno ciò che più gli piace (a Jimbo) fare: sporco semplice e puzzolente blues. Dopo due dischi che avevano completamente (beh, quasi... si parla sempre del re lucertola, che cazzo!) distolto l'attenzione del pubblico dalla band losangelina, qualcuno (forse Paul Rotchild, il produttore, forse Jim, forse la band... non sono in grado di sapere chi, dato che le poche interviste a Morrison sembrano trattati di filosofia di quart'ordine) deve aver pensato bene di fare un ritorno alle origini, per ritornare agli originali guadagni.

Il risultato è ottimo: ogni canzone è validissima sia a livello testuale che a livello musicale e Jim, nonostante in certe canzoni sia EVIDENTEMENTE sbronzo (tipo Maggie M'Gill), è ai suoi massimi, e si permette anche un Frank Sinatra in Blue Sunday, e Robbie, John e Ray sembrano ispirati come poche volte in passato.... AYYYEAAAAAAAH!

Niente trombe, nè fottuti violini, nè We Could Shit So Good Together... let's sing the bluuueees! Peace Frog? AYYEEEAHHH!!! E Jim che grida "LAND HO!" come se fosse un marinaio che vede terra? Queste sono le cose che amo dei Doors!!!

Oh cazzo, mi ero dimenticato di dire che il primo figlio di puttana che chiama Roadhouse Blues ("Let it roooooll, babe roll...") con il nome di "passetto dei Doors" parteciperà al mio nuovo concorso "Evita le pallottole della mia 357 Magnum", e spero per lui che riesca a vincere.
 Voto: 10.0

L.A. Woman - Elektra 1971 

* Jim Morrison – vocals, Piano on Orange County Suite
* Robby Krieger – lead guitar
* Ray Manzarek – keyboards
* John Densmore – drums

* Marc Benno – rhythm guitar
* Jerry Scheff – bass


BLUES!!!!! Jimbo e la sua band fanno ciò che p... cazzo l'ho già detta questa cosa. Comunque è BLUUUEEES di nuovo, ma stavolta permeato da quell'atmosfera "Che cazzo ci sto facendo qui" che aveva Strange Days (che, a giudicare dalla voce di Jim, sembra di vent'anni prima... troppo gluglu e troppi cubani, eh Jimbo?). 

L'album è forse anche più vario di Morrison Hotel, con atmosfere sia minacciose (Been Down So Long e L'America) che rilassate (Cars Hiss By My Window e Hyacinth House) e con alcune stranezze come The WASP ("No eternal reward will forgive us for wasting the dawn..." pura poesia) e una cover di Crawling King Snake di John Lee Hooker, uno dei miti di Jim.
Non molto sorprendentemente i due pezzi più conosciuti sono i più lunghi (e decisamente i più belli): L.A. Woman, un gran pezzo blues di marca Morrison-Krieger-Densmore-Manzarek, e Riders On The Storm, una canzone di devastante bellezza, nella quale all'organo pieno di eco di Ray ed alla splendida voce di Jim si affianca un effetto pioggia, quasi come se tutti avessero saputo che Jim non avrebbe avuto molto da campare, ed era il momento di registrare qualcosa di DEFINITIVO. Accanto alla voce "normale" di Jim (per una volta in questo disco calma e tranquilla, e non rauca ed aggressiva come in Been Down So Long) Bruce Botnick ha avuto la geniale idea di registrare una traccia vocale sussurrata... QUELL'UOMO È UN GENIO, diobbuono.
Altra genialata di questo tipo è in Cars Hiss By My Window, dove Jim fa un assolo di wah-wah... con la voce!!!
Jim morì dopo pochi mesi dall'uscita di questo disco a Parigi, e, senza di lui i Doors (ovviamente, mi preme dire) hanno registrato due album orribili. No Jim, no party.
Voto: 9.6

An American Prayer - Elektra 1978
* Jim Morrison – Vocals, spoken word (recorded in 1970)
* John Densmore – drums
* Robby Krieger – guitar
* Ray Manzarek – keyboards, bass
* Reinol Andino – percussion
* Bob Glaub – bass on "Albinoni – Adagio"
* Jerry Scheff – bass



Ad un certo punto della sua strana vita Jim, grasso, barbuto, fiaccato dagli eccessi e stanco del fanatismo dei "seguaci" dei Doors, decise di non essere più un cantante, ma un poeta. Quindi, prima delle registrazioni di The Soft Parade, sbronzo nella sua migliore tradizione, si chiuse in studio per registrare le sue poesie (già pubblicate con il nome di James Douglas Morrison) con un ingegnere del suono.
Nove anni dopo, i tre membri (nel senso di minchie in questo caso, non di componenti) rimasti del gruppo decisero di aggiungere un substrato musicale a quelle poesie (che possono essere ascoltate nella loro forma originale nel bootleg The Lost Paris Tapes), insieme a qualche spezzone di brano già conosciuto.
Ecco più o meno cos'è questo disco: una versione devastante di Roadhouse Blues registrata dal vivo a Philadelphia messa lì tanto per spezzare, e le bellissime (secondo il mio parere da incompetente) poesie di Jimbo, una delle quali sono persino riusciti a trasformare in una canzone, ovvero The Ghost Song (i miracoli tecnici di quel Botnick... o possibilmente di Frank Lisciandro... non so davvero).
Se siete dei fan della poesia di Morrison e non vi dispiace sentire qualche pezzo in stile Santana come sottofondo, questo disco (al quale sono state aggiunte le ultime tre tracce nella versione rimasterizzata del 1995) vi piacerà; se no lo detesterete (come la maggior parte delle persone che lo hanno recensito su internet).
Buona Vita e Buoni Auspici.
Anzi, vaffanculo, và.
Voto: 7.7

Box Set - Elektra 1998 


Questo boxset è MARAVIGLIOSO!!! C'è tutto il demo registrato per le case discografiche nel '65, canzoni non pubblicate, cover blues, un concerto a New York, canzoni live...

Ok, dall'inizio. È difficile, com'è facilmente intuibile, parlare di un boxset del genere senza parlare singolarmente delle canzoni, cosa che ritengo abbastanza fastidiosa, e che, comunque, faccio sempre... ma dato che non mi paga un cazzo di nessuno posso tranquillamente fare schifo.
Five To One è presa dall'infausto concerto di Miami ove Jim ha mostrato al pubblico il vecchio pennellone baffuto; ottimo documento storico (ma di pessima qualità audio) che fa comprendere più o meno cosa sia successo quella sera e quanto bevesse Jim in quel periodo: a un certo punto (o a un punto certo) incomincia a gridare al pubblico "You're a bunch of fucking idiots! Letting people tell you what you're gonna do! Maybe you love gettin' your face stuck in the shit! What are you gonna do about it? What are you gonna do about it? What are you gonna do about it? What are you gonna do?" e urla come un ossesso...
Queen Of The Highway è qui in una eccezzzziunale versione lounge, con Jim che sembra un crooner di Las Vegas, mentre Hyacinth House è in versione demo registrata in casa con chitarra acustica e bongos... tutto il demo del '65 è abbastanza strano, quasi non sembra sia Jim a cantare, e in più c'è il fratello di Ray che suona l'armonica... (il recensore da segni di cedimento guardando la mole di canzoni ancora da descrivere); la versione live di Soft Parade (l'unica mai registrata) è bella, ma non come quella di studio; Whiskey, Mystics and Men e Who Scared You sono due splendide canzoni che dovevano finire rispettivamente su The Soft Parade e Waiting For The Sun (e non capisco perchè non sia successo, dato che polverizzano letteralmente alcuni dei pezzi di questi album) (il recensore barcolla, rendendosi conto che è pure tardi e deve uscire, e se si addormenta scrivendo non potrà farlo) Rock Is Dead e Black Train Song sono due splendide improvvisazioni blues, la prima in studio e la seconda dal vivo (ognuna delle due con citazioni da metà della tradizione blues e rock n' roll americana, da Curtis Mayfield a Muddy Waters, passando addirittura per Elvis), che Paul Rotchild ha modificato per non renderle noiose all'ascoltatore medio, cioè quello che non ha tutti i bootleg, libri e stronzate varie... ed il suo lavoro è stato allucinante!!! Ascoltate Rock is Dead sul bootleg Missing Links per rendervi conto di come abbia unito assieme parti che non c'entravano un cazzo l'una con l'altra... facendole funzionare!!! (il recensore si risveglia improvvisamente dato che la partita sulla quale aveva scommesso alla Snai - Monaco vs. Dep. La Coruna - è finita otto a tre e lui aveva scommesso sul pareggio... e ha indovinato tutte e cinque le altre partite, più altre tre su cui non aveva scommesso! Conosco un tizio che si gioca dieci partite per essere sicuro di non perdere a causa di una sola partita tutte le altre... "Se ne gioco dieci almeno ne sbaglio più di una..." allora che cazzo giochi a fare? Aspetta, aspetta, non doveva essere una parentesi impersonale questa? Cazzo... affanculo a me e alle mie tecniche di scrittura...) (il recensore spegne il pc ed esce) (il recensore torna a casa e va a nanna) (il recens... ok questo gioco non è più divertente...) Ci sono anche una versione dell'Adagio di Albinoni (che doveva finire sull'album Waiting For The Sun a conclusione di Celebration Of The Lizard e invece è stato utilizzata come sottofondo musicale per An American Prayer) e Orange County Suite, una poesia di Jim dedicata alla sua simpaticissima Pam, completata dai Doors rimasti, ed, ancora, ci sono I Will Never Be Untrue e Someday Soon, due canzoncine ironiche di Jim, che vale veramente la pena di ascoltare, soprattutto la prima ("I will never stay late out drinkin' / No later than two... thirty").
Un ottimo boxset, anche se la volontà di fare soldi aggiungendo quell'ultimo stupido cd di "band favourites" per cercare di non fare sentire fottuti i nuovi fan che comprino il boxset e trascurando canzoni difficili da trovare come Paris Blues, (You Need Meat) Don't Go No Further, Love Me Tender... faranno comodo per un altro santo Natale, in un'altra compilation con un inedito alla volta.

Mi potrei anche lamentare del fatto che il secondo cd, Live at the Madison Square Garden, è in realtà una specie di compilation live da quattro concerti al Felt Forum (che è comunque all'interno del Madison Square Garden) che già tanto materiale aveva dato a In Concert (praticamente quello che non è qua: Light My Fire, When The Music's Over e Break On Through) ed è tagliato e con aggiunte di studio, ma non sono di certo il signor Lamentela Johnson, eppoi la suddetta compilation è ECCEZIONALE con Gloria di Van Morrison ("Why don't wrap your lips around my cock, babe!"), Crawling King Snake e Money di John Lee Hooker (che Jim presenta come inno nazionale americano, dicendo al pubblico di portare rispetto e fingere di essere ad una partita di football, introduzione che faceva parte di Light My Fire da questo stesso concerto, ma che per qualche motivo hanno attaccato a questa canzone) e ottime versioni di The End, Roadhouse Blues e Peace Frog.
Voto: 7.9

The Doors - Live In New York (6 Cd Boxset) (Rhino, 2009)
* Jim Morrison - vocals
* Ray Manzarek - organ, keyboard bass
* Robby Krieger - guitar
* John Densmore - drums
* John Sebastian - Harmonica on "Rock Me", "Going To N.Y. Blues" & " Maggie M’Gill"


La Rhino è un'etichetta discografica che ormai da almeno dieci anni è principalmente dedicata alla riedizione, ripulitura e/o rimasterizzazione (con notevole talento archivistico) di discografie e raccolte dei grandi gruppi del passato. 
In particolare, per il gruppo di Los Angeles guidato dall'uomo che viene citato a più sproposito della intera storia del genere umano (con improbabili cagate come "Alcuni dicono che la pioggia sia brutta, ma non sanno che permette di girare a testa alta con il viso coperto dalle lacrime.", che probabilmente avrebbero fatto vomitare Morrison in meno di un secondo), la Rhino ha deciso nel Novembre 2000 di creare una sussidiaria di nome "Bright Midnight Records" (pescando dal testo di "End Of the Night") attraverso la quale saranno pubblicate 90 ore di materiale inedito (che, ci scommetterei, aumenteranno col tempo, tra scoperte e pulizie varie). In questo caso abbiamo 400 minuti (dei quali oltre un terzo inediti) che documentano tutti e 4 i set eseguiti dalla band il 17 e 18 Gennaio 1970 al Felt Forum di New York (arena più piccola all'interno del Madison Square Garden)... il tutto sistemato, ripulito e messo a nuovo da Bruce Botnick, tecnico del suono che lavorava con i Doors sin dall'esordio nel lontano 1967, che va a coprire persino i piccoli buchi nei nastri originali utilizzando bootleg di buona qualità e risistemandoli, tanto che è quasi impossibile accorgersi del buco stesso. Addirittura, nelle ultime tracce compare John Sebastian all'armonica.
Mi si potrebbe rispondere "e sti cazzi?"

Vastasi e facchini.

Ignorando la vostra maleducazione, diciamo che le parti di armonica di Sebastian (leader dei Lovin Spoonful ed eroe di Woodstock l'anno prima) erano andate negli ampli al momento del concerto ma NON all'interno dell'apparecchiatura dedicata alla registrazione; quindi quel pazzo di Botnick ha convinto ADESSO Sebastian a ri-registrare le sue parti ormai perdute e le ha aggiunte. Non bastasse questo, per i puristi cagacazzo, ha pure aggiunto un codice nel cd attraverso il quale possono scaricare la traccia originale senza l'armonica posticcia! 

Quando si dice fare le cose perbene. 

In realtà il solo fatto di considerare di ascoltare questo box è un po' da malati di mente, per svariati motivi, che procediamo ad elencare: 
  1. Parte delle tracce erano finite su Absolutely Live e Alive She Cried (ergo, per noi nati negli anni '80, sulla compilation in doppio cd In Concert); 
  2. Il Box del 1997 conteneva già UN'ORA di questo concerto, organizzata come un concerto completo; 
  3. Dio santo, 400 minuti di Morrison che blatera, con molte canzoni che si ripetono? Ma che vi si è fottuto il cervello? 
  4. 80 eurini. Eh, già. La Rhino mica lavora per la patria. Stateci voi ore ed ore in cantine piene di merda di topo ad ascoltare Jimbo the Lizard King che biascica canzoni blues. 
In realtà quello dei soldi è un non-problema: nessuno sano di mente al mondo spenderebbe ottanta euri sonanti per qualcosa che può avere gratis... Emule, che tu sia benedetto. Prima o poi la Rhino o chi per lei se ne accorgerà: nel frattempo ringranziamo tutti i non-sani di mente che consentono alla Rhino di pubblicare sta robaccia. 

Il secondo problema è, anch'esso, un non-problema: il sopracitato genio Botnick, nel compilare il sopracitato Cd 2 del Box del '97 ha fatto una sopracitata operazione di taglia e cuci degna del dottor Frankestein, prendendo parti da ben due concerti oltre a quello di nuovaiorca del quale trattiamo... (andate a vedere qui per capire di che parlo), quindi quelle già edite sono cose più o meno diverse da ciò che ascoltiamo qui. 

E, last but not least, è PALESE che solo un malato di mente ascolterebbe questa roba... e solo uno con il cervello totalmente nel cesso la apprezzerebbe. 

Needless to say... I FUCKING LOVE THIS SHIT!!! 

Dio mio, da quanto tempo aspettavo questo bootleg ufficiale! 

Siamo nel post Miami, quando Jim Morrison si tirò fuori il pistulino, e lo stesso Jim attendeva il processo, senza contare l'aver fatto perdere alla propria band il cagatoio hippy di Woodstock, che fu uno showcase incredibile per i vari Who, Hendrix, Sebastian, Joe Cocker, Ten Years After eccetera. 

Morrison è molto meno delirante (e probabilmente molto meno sbronzo) del solito, ed è lucido abbastanza per sfoggiare l'umorismo che lo contraddistingueva ("Ssshh... SHUT UP! Is that tha way to behave at a rock n roll concert? We need total silence here, this is important... you don't want to hear that for the next thirty minutes, do you?" "Weeell, this is New York for ya... the only people rushing to the stage are guys"), nonchè per regalarci quattro performance sfavillanti. 

Il Felt Forum era anche abbastanza piccolino rispetto ai loro standard (un massimo di 5600 persone), quindi anche l'atmosfera è molto rilassata. 

Ignorato totalmente l'album "The Soft Parade" (disprezzato da critica e pubblico, ma non da me) se non per una Wild Child completamente inculata che non arriva nemmeno al primo verso, la band si concentra sui propri classici (Light My Fire, When the Music's Over, The End, Break On Through, una delirante Celebration Of The Lizard, Five To One), sui pezzi del nuovo album (Morrison Hotel) e su cover di classici del blues (per non dire di una spettacolare Gloria). Nessuna sorpresa se conoscete i bootleg del periodo. 

Qualità audio ssssspumeggiante e Doors in gran forma. 

Avrete l'onore di ascoltare la band che si accorda, il pubblico che richiede pezzi, Jim Morrison che come al solito scazza con l'uomo delle luci ("Hey, Mr Lightman... could you please keep the lights exactly the way they are right now?") o raccontare qualche barzelletta idiota. 
Ayeeeeeah!

Seriamente, esiste qualche mentecatto al mondo che sia in grado di ascoltare questa roba oltre me??? 
Voto: 7.6

sabato 11 febbraio 2012

AC/DC

AC/DC Gli Acca Dacca sono l'impersonificazione della cazzutaggine e del cazzeggio: gli unici loro interessi (condivisi dai britannici Motorhead) sono birra, droga, rock and roll e.... cchiù pilu ppi tutti!!! PI - LU! PI - LU! PI - LU! PI - LU!
E come fare a biasimarli? L'art-rock aveva rotto le balle a tutti e il glam rock era pieno di paillette, rossetto e mascara, quindi l'unica soluzione per gentaglia come loro (e come me... e spero come voi) era l'epitome del divertimento, tre (o due.... o anche uno...) accordi conditi da testi che fanno incazzare le femministe!!! Yeeeeeeh! Ehr...
Guidati dai fratelli Malcom e Angus Young (quest'ultimo è l'immagine del gruppo... un ragazzetto in calzoncini e tipica divisa scolastica da scuola inglese che spara raffiche di note ad una quantità indecifrabile di decibel) alle chitarre, per la prima metà della loro carriera con l'incredibile Bon Scott alla voce e, in seguito alla sua tragica morte, con l'ex-Geordie Brian Johnson (ovviamente la sezione ritmica rasenta l'inutilità, ma fa quello che deve fare senza sbagliare), hanno dimostrato al mondo che si può anche smetterla per un cazzo di minuto di prendersi così fottutamente sul serio e divertirsi un po', cazzo.

Can I Sit Next to You Girl 7''- Albert Productions 1974 7.0
High Voltage [Australian Release] - Albert Productions 1974 7.6
Tnt [Australian Release] - Albert Productions 1975 9.8
High Voltage - Atlantic 1976 9.1
Dirty Deeds Done Dirty Cheap [Australian Version] - Albert Productions 1976 8.5
Dirty Deeds Done Dirty Cheap - Atlantic 1981 [1976] 8.2
Let There Be Rock - [Australian Version] - Albert Productions 1977 9.2
Let There Be Rock - Atlantic 1977 9.0
Powerage - Atlantic 1978 9.6
If You Want Blood You've Got It - Atlantic 1978 8.5
Highway To Hell - Atlantic 1979 10.0
Bonfire - Atlantic 1997 [1975 - 1980] 7.2
Back In Black - Atlantic 1980 8.9
For Those About To Rock (We Salute You) - Atlantic 1981 7.7
Flick Of The Switch - Atlantic 1983 6.8
'74 Jailbreak - Atlantic 1984 [1974-1975] nd
Fly On The Wall - Atlantic 1985 5.9
Who Made Who o.s.t. - Atlantic 1986 nd
Blow Up Your Video - Atlantic 1988 5.9
The Razors Edge - Atlantic 1990 7.5
Live - Atlantic 1992 8.5
Ballbreaker - East West 1995 7.0
Stiff Upper Lip - East West 2001 7.8
Black Ice - Columbia 2008 6.9


Can I Sit Next to You Girl 7''- Albert Productions 1974

* Dave Evans - lead vocals

* Angus Young - lead guitar
* Malcolm Young - rhythm guitar
* Rob Bailey - bass
* Peter Clack - drums

Prima che il nostro Dio dalle palle grosse comparisse sulla scena, gli Ac/Dc avevano reclutato il buon Dave Evans (che ora ha un sito internet e un myspace dove chiama sè stesso "King Of All Badasses"... che è un po' come se chiamassi il mio normalissimo uccello "Il più grosso stracciafiche della storia"), che non è nient'altro che un buon cantante che ricorda il Paul Rodgers che ha girato il mondo con Brian May e Roger Taylor orinando simpaticamente sulla memoria di Federico Mercurio.
Fatto sta che questo buon cantante emulo dell'orinatore di Federichi Mercurii, nonostante un discreto talento (seppur un po' carente di personalità) era decisamente un glam rocker... paillettes, lustrini e the makeup of makeup artists, Max Factor... che non è un nuovo film di Mad Mel Gibson, ma una marca di trucchi, come tutti voi saprete. Come tanti glam rocker, era una calamita per la figa, e come tanti glam rocker era un buon frontman, spettacolare e sfacciato. Una differenza con i glam rocker però c'era: il sigaro di carne non lo acquistava, ma lo regalava volentieri al manipolo di simpatiche pulzelle adoranti che lo circondavano spesso e volentieri. Malcom e Angus, invece, se avete prestato attenzione al paragrafo introduttivo (se non lo avete fatto, VERGOGNA!), erano dei caciaroni, rozzi e anche un po' bifolchi che a un Melatini preferivano sicuramente una birrozza o un Jack Daniels; e, cosa ben più importante (ma spesso occultata, chissà come mai, dalle biografie ufficiali) erano brutti come la fame di notte e la figa li schifava come se avessero la peste.
Il risultato fu che dopo aver registrato questo singolo (poi ri-registrato con Bon in una versione più hard rock e meno bluesata), il caro vecchio Dave lo prese metaforicamente nel deretano.
Sulla musica... pochino da dire: due pezzi, ben prodotti (sempre dai Vanda e Young che accompagneranno il gruppo per una buona parte della carriera), meno duri del repertorio futuro. 
Voto: 7.0

High Voltage [Australian Release] - Albert Productions 1974
* Bon Scott – lead vocals
* Angus Young – guitar
* Malcolm Young – guitar, bass guitar, backing vocals
* Rob Bailey - bass guitar
* Peter Clack - drums
* George Young - bass guitar, drums
* Tony Currenti - drums
* John Proud - drums


Ronald Belford "Bon" Scott!!!
Cantante di decennale esperienza, scozzese emigrato in Australia come i tre fratelli Young (oltre ai due chitarristi c'è George alla produzione), brutto come la fame come i due fratelli Young, basso come un nano da giardino come i due fratelli Young (è il più alto del gruppo con un brillante 1,68 m), assolutamente geniale come i due fratelli Young, Bon si sentì immediatamente a casa in mezzo a questi due pazzi.
La Line-up non era ancora completa nei dieci (10!!!) giorni nei quali registrarono quest'esordio, quindi si alternano tra basso e batteria session man e persino George Young (tanto per quello che c'è da fare come ritmica avrei potuto suonare anch'io), si inizia tostissimi dando ad una cover di Big Joe Williams (mica il primo stronzo che passa, uno dei più grandi bluesman di sempre) la sua versione DEFINITIVA... quella Baby Please Don't Go che spaccherebbe il culo anche a un Mike Tyson dei tempi d'oro, e si continua su una buona via, con il classico hard-blues-rock che li porterà nell'olimpo del rock.
Qui, con un Angus appena diciannovenne (che fingeva, grazie alla sua altezza e al faccino pulito, di avere 15 anni) ma già in forma spettacolare, non ci sono ancora i riff killer di Malcom, eccezion fatta per Little Lover, e manca anche quella consistenza alla produzione che farà degli Acca delle leggende anche a livello di suono ottenuto.
Irreperibile, immagino, in italia... a meno che non abbiate una connessione ad internet... 
Voto: 7.6

Tnt [Australian Release] - Albert Productions 1975

* Bon Scott – lead vocals, bagpipes

* Angus Young – lead guitar
* Malcolm Young – rhythm guitar, backing vocals
* Mark Evans – bass, backing vocals
* Phil Rudd – drums, percussion

Ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh!
Dio mio Dio mio Dio mio Dio mio Dio mio Dio mio Dio mio Dio mio Dio mio Dio mio Dio mio Dio mio Dio mio Dio mio Dio mio Dio mio Dio mio Dio mio Dio mio Dio mio Dio mio Dio mio Dio mio Dio mio Dio mio Dio mio Dio mio Dio mio Dio mio Dio mio Dio mio Dio mio...
Ah, già, non credo in Dio.
Un disco spaventosamente eccezionale. Uno dei dischi hard-rock più perfetti della storia del genere umano. 
Qui la band australo-scozzese si libera delle vaghissime influenze glam rimaste dai tempi di Evans e sfodera tutta la sua furia hard, come una Cicciolina dei bei tempi... e lo fa aprendo l'album CON DELLE DANNATISSIME CORNAMUSE!!!! Damn impressive. Le cornamuse in questione sono nella apripista "It's a Long Way To The Top (If You Wanna Rock n' Roll)" e sono suonate da Bon... dato che George Young ha pensato che fosse una buona idea, per via del fatto che Bon in scozia suonava in una banda con delle cornamuse... peccato che Bon suonasse la batteria! Il Bonnie Lad, affascinato dall'idea, le prese, le vide e le vinse, regalandoci un momento di figheria assoluta come solo lui sapeva fare.
Questo disco è talmente maledettamente perfetto che sembra un greatest hits: TNT ("oi! oi! oi!"), High Voltage (che probabilmente ha sbagliato album), l'allucinogena Rocker (I'm a rocker / I'm a roller / I'm a right out of controller / I'm a wheeler / I'm a dealer / I'm a wicked woman stealer / I'm a cruiser / I'm a rockin' rollin' man), una School Days direttamente dal maestro Chuck Berry... i capolavori Rock n Roll Singer, The Jack e Live Wire.... la già citata It's a long way... passano gli anni, ma questo rimane un classico inarrivabile.
Buy it right now!!
Eccettuato il fatto che non lo potete comprare perchè è la versione australiana ed è fuori produzione, ma non ci preoccupiamo di dettagli così insulsi quando il magico mondo di Emule ci attende.
Voto: 9.8

High Voltage - Atlantic 1976
Versione internazionale per voi, pubblico di bifolchi. E' quella che trovate nei negozi.
Niente School Days, niente Rocker... ma rientrano (senza motivo) Little Lover e quella canzone che parla delle palle della ex moglie di Bon.

Boh.





Voto: 9.1

Dirty Deeds Done Dirt Cheap - Albert Productions 1976


Uzza! C'è Jailbreak! Uzza! C'è Rock In Peace! (È uguale a mille altre canzoni blues degli AccaDacca, e per questo è una gran figata)!

Manca Love At First Feel però! 

Il resto è uguale a...











Voto: 8.5

Dirty Deeds Done Dirt Cheap - Atlantic 1981



* Bon Scott – lead vocals
* Angus Young – lead guitar
* Malcolm Young – rhythm guitar, backing vocals
* Mark Evans – bass guitar, backing vocals
* Phil Rudd – drums


E chi ha detto che gli americani sono dei sacchi di merda?

Cervello: "Io, perchè, c'è qualche cazzo di problema???"

Gli americani sono dei sacchi di merda.

Cervello: "Ora ci semu. Spiega le motivazioni"

Si sono rifiutati di tirar fuori questo meraviglioso album al momento della sua uscita, e lo hanno fatto solo nel 1981, chiaro cash-in sulla morte di Bon e sull'universale successo di Back In Black... secondo me, comunque, è la casa discografica non gli americani...

Cervello: "Non ci siamo capiti. Gli A-ME-RI-CA-NI. Pensano sempre ai maledetti danari. E prendimi una cazzo di birra ghiacciata che fa un caldo fottuto."

[Beve una birra] Americani del cazzo. Proseguono sulla strada del rock n' roooooooooll da eiaculazione (questa versione del disco perde la grandiosa Jailbreak per far posto alla MICIDIALE Rocker, presa dall'esordio Australiano) facendo le opportune virate sul territorio conosciuto del blues, in particolare con Big Balls, una canzone nella quale Bon ci delucida con finto accento sofisticato su quanto grandi siano i suoi attributi, always bouncing, to the left and to the right... classico Bon Scott d'annata.
Molto più midtempo del solito e a tratti decisamente più rilassato (non di certo nella feroce Squealer o nella devastante title track, ma al massimo della rilassatezza invece nel capolavoro Ride On, vero manifesto d'intenti della poetica - e della vita - del Bonnie Lad), con qualche rock n' roll più easy, come Love at First Feel e Ain't No Fun.
Meno perfetto del solito, e perde discretamente senza Rock in Peace e la stupenda Jailbreak, ma rimane sempre un grandissimo disco, come del resto l'intera produzione degli accadacca con Bon.
Voto: 8.2

Let There Be Rock - [Australian Version] - Albert Productions 1977



Uzza! Crabsody In Blue! Un'altra canzone uguale a mille blues Ac/Dc! È una cazzo di figata! Sentite, non è che dovete per forza far finta di essere dei cazzo di Acdcmaniaci, ma almeno non tirate pomodori, diobbuono.

Il resto è uguale. Uguale.





Voto: 9.2

Let There Be Rock - Atlantic 1977

* Bon Scott – lead vocals
* Angus Young – lead guitar
* Malcolm Young – rhythm guitar, backing vocals
* Mark Evans – bass guitar, backing vocals
* Phil Rudd – drums


Ennesimo inarrivabile capolavoro di blues rock, e siamo al quarto di fila, santo cazzo... il trio Scott / Young / Young è sempre più inarrestabile, e sforna altri 8 capolavori... beh, cazzo, erano 8. La Atlantic rimuove, come già detto, Crabsody in Blue e ci mette, inspiegabilmente, di nuovo Problem Child, in una versione ridotta. Boh... immagino sia difficile vivere con il cranio pieno di segatura, non voglio infierire.
Rimangono 7 belve ferocissime, dalla più breve e poetica reinterpretazione della storia del rock mai realizzata (Let There Be Rock), all'ode ad una taglia forte tasmaniana che Bon ebbe modo di... ehm, conoscere (Whole Lotta Rosie), l'easy mood dell'album precedente va a farsi fottere, il Bad Boy Boogie prende il sopravvento e sommerge tutto in 40 minuti di fuoco. I overdosed on you, cari miei... I fucking overdosed on you.
Voto: 9.0

Powerage - Atlantic 1978

* Bon Scott – lead vocals
* Angus Young – lead guitar
* Malcolm Young – rhythm guitar, backing vocals
* Cliff Williams – bass guitar, backing vocals
* Phil Rudd – drum

Ultimo album di studio degli australiani con la coppia di produttori Vanda/Young che li ha accompagnati fino a questo punto (e che ritornerà ad un certo punto della loro carriera), e primo con il nuovo bassista Cliff Williams che sostituisce Mark Evans senza che nessuno se ne sia accorto particolarmente, ed anche il primo ad uscire simultaneamente in tutto il mondo con (quasi) la stessa tracklist! Uh, uh, anche il preferito di Malcom e Angus! Liricamente il buon vecchio Bon insiste molto più sull'amore che in passato, calcando la mano particolarmente sul filone "questa zoccola mi ha fatto del male" che a noi tutti sta molto a Quore... tipici esempi? "Doctor, doctor / Ain't no cure / For the pain in my heart / Gimme a bullet to bite on / Something to chew" oppure "It's your love that I want / It's your love that I need / It's your love gotta have" o anche "Two faced woman with the two faced lies / I hope your two faced living made you satisfied".
Forse il meno citato tra gli album Scottsiani, ma ingiustamente: qui si rasenta ancora una volta la perfezione.
Il riff torcibudella di Riff Raff è quanto di meglio (e di veloce) gli Ac/Dc abbiano mai prodotto, ma non sono da meno Gimme a Bullet e Down Payment Blues, incentrati sulla ineffabile coppia amore/tasche vuote.
Feroce come Let There Be Rock, quarto capolavoro consecutivo... e non abbiamo ancora finito.
Voto: 9.6


If You Want Blood You've Got It - Atlantic 1978


* Bon Scott - lead vocals
* Angus Young - lead guitar
* Malcolm Young - rhythm guitar, backing vocals
* Cliff Williams - bass, backing vocals
* Phil Rudd - drums


Mentre faccio un vano sforzo per cercare di comprendere se questo mal di testa lancinante che sta perforando il lato sinistro del mio splendido cranio sia derivato dalle assurde quantità di sostanze ingerite ier sera oppure dall'influenza, non ritenevo che ricordare come cazzo ho fatto ad ascoltare quest'album ieri potesse essere una delle attività rientrante nella lista delle mie "10 cose da fare senza morire oggi pomeriggio", ma dato che l'alternativa è una replica di Dawson's Creek o un altro fottuto disco indie,

Tratto da un concerto del '78 nella natia Glascow, patria di lavapoco e terra di antisapone, abbiamo qui dieci testimonianze dell'esistenza di Dio. Che è uno a scelta tra Malcom, Angus o Bon.

La produzione (ancora una volta, e l'ultima per un bel po') di George Young e Harry Vanda, - ex-Easybeat e responsabili del obbrobbriosa hit del 1978 Love Is In The Air di John Paul Young - stavolta non è all'altezza e fa perdere un po' alla potenza devastante della combo australiana... l'unico che ci guadagna è Cliff Evans (subentrato nel precedente disco a Mark Evans, che stava per venire alle mani con Angus) molto più audibile del solito, e devo dire che non è male il ragazzo.

La scaletta non è delle più intelligenti (dove sono TNT, Baby Please Don't Go, Live Wire e Sin City??? Vabbè, oggettivamente è un'ottima scaletta e sono io un cagacazzo), e molto lentamente sto imparando ad apprezzare anche The Jack (soprattutto se non la fanno durare trenta ore per la vita, come in certi bootleg), quindi levatevi dai coglioni perchè

Voto: 8.2

Highway To Hell - Atlantic 1979


* Bon Scott – lead vocals
* Angus Young – lead guitar
* Malcolm Young – rhythm guitar, backing vocals
* Cliff Williams – bass, backing vocals
* Phil Rudd – drums


Ladies and gentlemen... hard rock goes pop!!!

Senza perdere quello che era stato il loro amore per i riff spaccacervello, gli acca dacca, con un evidente aiuto del nuovo produttore Robert John "Mutt" Lange (che adesso produce Backstreet Boys e Shania Twain, che è anche la sua gradevole moglie) producono un mostro pop-hard-rock, trainato dalla title track, che rimane una delle più conosciute canzoni rock della storia, oltre che un tragico epitaffio per l'unico, grande, inimitabile Ronald Belford Scott.

The Bonnie Lad morì infatti poco dopo l'uscita di questo grandioso album, in un modo che mi fa venire i brividi lungo la schiena ogni volta che ci penso: soffocato nel vomito. Bon, amico stretto della bottiglia, aveva, come di consueto,  svuotato gli spiriti presenti in tutti i pub capitatigli sotto tiro, e fu lasciato a dormire in una Renault 5 di un amico, perchè nessuno era in grado (essendo tutti devastantemente sbronzi) di farlo salire in casa. L'indomani mattina venne trovato morto.

Torniamo all'album, che se no piango.

Come dicevo, la differenza tra questo e gli altri album degli AcDc non è nello stile, quanto nel suono. Questo coso-produttore ha trasformato la tagliente e cruda ferocia di Let There Be Rock in un suono molto più palatabile, meno crudo, e arricchito con qualche armonia qua e là, ed inoltre... un BASSO AUDIBILE!!! Ma dico? Che cazzo, diamo i numeri? Sentite Love Hungry Man? Minchia, un basso!!! E' questo quindi, il suo misterioso suono? Kudos to you Mr.Lange!

Esclusa Beating Around The Bush, si torna in tempo medio (la grandiosa title track è l'epitome del mid-tempo, ad esempio), e talvolta anche meno, come nella conclusiva Night Prowler, una delle migliori performance del Bonnie Lad.
Quest'album è come Roberto Baggio, come Maradona... arte.
...

Shazbot, Nanu, nanu.

Voto: 10.0

Bonfire - Epic 1997 [1975 - 1980]  

Clamorosa presa in giro per i fan più accaniti (come me, povero coglione, che me lo sono comprato per la bellezza, ai suoi tempi, di 60 €), probabilmente buon affare per il newbie del mondo ac/dcistico
Dei 5 dischi, uno è Black in Black.
Back In Black?
E chi non ce l'ha?
E non c'è nemmeno Bon dentro. Boh.
Volts?
Quattro demo, due live (non eccelsi) e due canzoni vecchie? È uno scherzo vero? Oltre a questo ci sono due ottimi live: uno, (Live At The Atlantic Studios) è del 1977, era già edito (ma introvabile) ed è una figata immane, l'altro è la colonna sonora del film Let There Be Rock, che metà dei fan degli AcDc (target naturale di un boxset... uno che non li ha mai sentiti non va di certo a spendere 60 eurini per un box di 5 cd) già possiede, ed è ottima anche questa, nonostante il fatto che metà delle canzoni siano già in versione migliore sul disco 1.
Da fan degli AcDc (come del resto mi succede già in quanto fan dei Queen e, in misura minore con i Doors), sono sinceramente stanco di queste puttanate, e, pur ammettendo che questo è un ottimo prodotto per un fan (che non abbia già BiB), c'è da rendersi conto che non è ammissibile una presa per il culo del genere. Voglio dire: c'è una pletora di live, puoi fare tre cd di canzoni che non si sovrappongono e proponi due live per metà identici, uno dei quali già molti probabilmente possiedono? È come fare un box dei Queen e metterci Live At Wembley. (O un terzo Greatest Hits, se è per quello). (O una compilation chiamata Queen Rocks, ad esempio).
E poi, ragazzi, Volts, cazzo, Volts è davero la presa per il culo suprema, con It's A Long Way To The Top e Ride On, messe lì a dire "Salve, siamo una presa per il culo, come và? Tanto voi stronzi fan del cazzo per beccarvi qualche inedito vi comprate 60 cartocci di box!"

Ci sono tutti gli inediti delle uscite australiane, i dischi di Bon pre-Accadacca, il primo singolo con un cantante diverso da Bon (Dave Evans), live a strafottere, B-side, cazzo, persino gli inediti del buon Brian Johnson... ma d'altra parte li devi pur conservare per fare un prossimo boxset, no?
Sono state cose come queste a minare le fondamenta dell'industria discografica, a fare in modo che si cercasse un modo per non essere schiavi di sta gente.

Voto: 7.2

Back In Black - Atlantic 1980

* Brian Johnson — lead vocals
* Angus Young — lead guitar
* Malcolm Young — rhythm guitar, backing vocals
* Cliff Williams — bass guitar, backing vocals
* Phil Rudd — drums, percussion

Eeeh. La tentazione è di mettere un bell'otto e mandare tutti a casa.
Anche se è (diventato) il terzo disco più venduto di tutti i tempi, anche se è nettamente l'album più famoso dei nostri eroi, anche se è un gran bell'album.
Morto un Bon se ne fa un album mi direte voi. Eh, no, no, no. Non è mica un ciccione in tonaca bianca che predica pace da una fottuta finestra ad un branco di ottusi. No, no, no.
Morto Bon, Angus e Malcom avevano seriamente pensato ad abbandonare il nome e mandare tutto a farsi fottere, ma hanno preferito fare dei provini, ed andare avanti. Il risultato è un disco eccelso, con uno dei cantanti più incredibili che l'hard rock e il metal ricordino, Mr. Brian Johnson, il cui talento era stato elogiato da Bon ai tempi dei Geordie, gruppo inglese nel quale Brian militava.
Hells Bells, You Shook Me All Night Long, Back In Black,
E allora? Dove sarebbe il problema? Prima di tutto manca Bon Scott. Eh, già. Manca proprio. Mancano le sue cazzate, mancano i suoi ghigni, manca la sua poesia.
E poi?
E poi un cazzo di nient'altro, non basta questo?
Manca Bon punto e basta.
Il disco è ottimo, ottimo davvero (anche se i testi... ) Angus e Malcom sono entrambi al loro apice creativo, Robert John "Mutt" Lange dimostra ancora una volta di essere un Signor Produttore, Brian va volare le sue corde vocali verso note che neanche immaginavo esistessero, ma per me resta un problema.
Un gruppo di nome Ac/Dc senza Ronald Belford Scott è inammissibile.
Se non avete questi problemi etico/morali/sentimentali, fate pure, che dieci sia.
Voto: 8.9

For Those About To Rock (We Salute You) - Atlantic 1981
* Brian Johnson - lead vocals
* Angus Young - lead guitar
* Malcolm Young - rhythm guitar, backing vocals
* Cliff Williams - bass guitar, backing vocals
* Phil Rudd - drums, percussion

Passata la sbronza di Back In Black (cantante nuovo, un sacco di soldi, assenza di Bon... cambiamenti, insomma), si ritorna in studio, e sono cazzi.
Cioè... sarebbero cazzi. In realtà Angus e Malcom continuano a macinare riff senza pietà, Brian Johnson vola ancora verso il paradiso delle note e Mutt Lange fa per l'ennesima volta un lavoro che dovrebbe essere preso a modello.
È sempre vero che Brian non è Bon, e non lo dico a livello di sequenze di acido desossiribonucleico, perchè sarebbe per lo meno scontato; parlo del fatto che Bon era uno troppo pazzo, un poeta, un cazzone, un Artista, insomma. Brian invece è un fenomeno, ma davvero, ma è anche un semplice professionista. Sì: uno dei migliori nel suo campo, per dirla tutta; ma ciò non toglie che sia un semplice professionista.
Non mancano le canzoni fenomenali, come la title track, ed è vero che non c'è una singola canzone brutta, ma in sostanza siamo di fronte a Back In Black volume 2, un po' più bastardo, un po' meno party-time; fatto è che è la prima volta che senti la pesantezza del fare cose simili... alla fine ti poni la fatidica domanda: "Sì, bello, esaltante... ma perchè dovrei ascoltare quest'album e non Black In Black?", cosa che non ti capita con nessuno degli album dell'era Scott.
Paradossalmente questo è stato l'unico loro album a guadagnare un primo posto nella classifica Statunitense. 
Voto: 7.7

Flick Of The Switch - Atlantic 1983

* Brian Johnson - lead vocals
* Angus Young - lead guitar, slide guitar (on "Badlands")
* Malcolm Young - rhythm guitar, backing vocals
* Cliff Williams - bass guitar, backing vocals
* Phil Rudd - drums

Dopo Beck is Batch volume 2 secondo voi, cosa poteva uscire? Ovviamente Bach is Black volume 18, cioè tre... un minuto, spengo la canna.
Ecco.
Dopo BIB II, ovviamente ecco BIB III, inesorabile e prevedibile come un film di Van Damme, ma anche duro e rozzo come un film di Van Damme. Qui tutto è becero come in un disco dei Kiss d'altri tempi, un mid-tempo massacrante che di Ac/Dc ha ben poco. Solo Landslide accelera e sembra quasi un miracolo, cosa che dimostra quanto siamo lontani dai fasti di I'm a rocker, I'm a roller, I'm right out of controller.
Come un film di Van Damme vi piacerà, e, come per un film di Van Damme, non ne sarete fieri a causa della scarsa qualità del prodotto.
Voto: 6.8

'74 Jailbreak - Atlantic 1984 [1974-1975]  

* Bon Scott – lead vocals
* Angus Young – lead guitar, rhythm guitar
* Malcolm Young – rhythm guitar, lead guitar, backing vocals
* George Young - bass guitar, production, backing vocals
* Rob Bailey - bass guitar
* Mark Evans – bass guitar on "Jailbreak"
* Tony Currenti - drums, percussion
* Peter Clack - drums, percussion
* Phil Rudd – drums, percussion on "Jailbreak"

Inutile Ep con quattro pezzi presi dal debutto australiano e Jailbreak inutilmente sottratta a DDDC.
Prima che esistesse Emule, Winmx, Megaupload, etc. se le potevano permettere ste genialate... ora ci pensano due volte.
Voto:  N.D.

Fly On The Wall - Atlantic 1985
* Brian Johnson – lead vocals
* Angus Young – lead guitar
* Malcolm Young – rhythm guitar, backing vocals
* Cliff Williams – bass, backing vocals
* Simon Wright – drums, percussion

Tralasciando il fatto che la copertina sia abominevole, questo è il momento storico nel quale la nostra fatidica domanda trova un'altrettanto fatidica risposta... "Ma questo tizio come diavolo fa a non sputare sangue dopo ogni canzone?" Nemmeno un'abbondante maschera di riverbero applicata alla voce riesce però a nascondere il deterioramento inesorabile della voce del buon Brian Johnson. In più i testi scendono in picchiata verso Cessolandia, non che se ne capisca qualcosa, dato che la produzione (per la seconda volta dei fratelli Young, abbandonato Mutt Lange) è pessima e sommerge la voce nel mix, oltre a sterilizzare il suono delle chitarre.

Phil Rudd aveva abbandonato durante il tour di Flick OF The Switch per problemi di alcool e droga e a sostituirlo dietro le pelli arriva Simon Wright, ma, prevedibilmente, non cambia un cazzo.
Anche qui ottuso midtempo in stile Kiss, per un BIB IV, emulo del buon Rocky... anche se qui speri che vinca Ivan Drago. Sink The Pink e poco più, per un album davvero mediocre.
Voto: 5.9

Who Made Who o.s.t. - Atlantic 1986

* Brian Johnson – lead vocals
* Angus Young – lead guitar
* Malcolm Young – rhythm guitar, backing vocals
* Cliff Williams – bass guitar, backing vocals
* Simon Wright – drums
* Phil Rudd – drums on "You Shook Me All Night Long", "Ride On", "Hells Bells" and "For Those About to Rock (We Salute You)"
* Bon Scott - lead vocals on "Ride On"
* Mark Evans - bass guitar, backing vocals on "Ride On"

Come puoi recensire una pugnalata alle spalle?
Perchè, sia chiaro, questa è solo una maledetta pugnalata alle spalle.
Stai lì ad ascoltare questa compilation del cazzo, realizzata per un film mediocre di Stephen King, con tre inediti, dei quali due strumentali, e BAM
BAM
arriva Bon
rimango dieci minuti in preda alla rabbia cieca, a digrignare i denti... bestemmiando, bestemmiando contro la sorte del cazzo, contro Dio, contro Satana, contro chiunque ce lo abbia strappato via in modo così maledettamente stupido.
Arriva Ride On, e tu ti chiedi "Ma che cazzo ho ascoltato fino ad adesso?"
Anche Hells Bells, anche You Shook Me All Night Long ti sembrano talmente... inutili, da farti venire voglia di cancellare tutto e mettere tanti begli 1, persino a Back In Black... quei cazzo di brividi sulla schiena quando senti "Gonna change my evil ways... one of these days... one of these days!", sai che Brian, per quanto bravo, non te li darà mai... e allora resti lì al buio ad ascoltare il resto della compilation (tutte ottime canzoni con Brian alla guida, eccetto la insulsa Shake Your Fondations), con un senso di vuoto, con un buco allo stomaco, con le lacrime che ti rigano il viso.
Certo, tutta questa situazione supponendo che anche voi siate degli psicopatici alcolizzati e un po' drogati.
Voto: N.D.

Blow Up Your Video - Atlantic 1988
* Brian Johnson – lead vocals
* Angus Young – lead guitar
* Malcolm Young – rhythm guitar, backing vocals
* Cliff Williams – bass guitar, backing vocals
* Simon Wright – drums, percussion


Dopo due album commercialmente non soddisfacenti (e vorrei pure vedere, erano soporiferi) la Atlantic richiama Vanda & Young per la produzione, e cazzata più grande non poteva fare. Se il mix negli album prodotti dai fratelli Young più giovani sembrava maldestro, vi sembrerà di lusso rispetto a questo, fra l'altro sterile e poco incisivo, tipico del peggior hair metal (in versione "deriva melodica") degli anni '80.
A parte pochi, pochissimi numeri di buona qualità (This Means War e That's The Way I Wanna Rock N'Roll) siamo di fronte ad un disco mediocre, che, ciononostante, ebbe un discreto successo, molto probabilmente perchè uscito sulla scia della compilation Who Made Who. A parte tutto poi, c'è il fatto che Brian continua a scendere verso Doloreville con la sua laringe-trachea sanguinante (condizione alla quale non sono estraneo), e che questo sembra un album di un gruppo pop piu che degli AccaDacca... leeento leeento e fottutamente noioso.
Voto: 5.9

The Razors Edge - Atlantic 1990

* Brian Johnson – lead vocals
* Angus Young – lead guitar
* Malcolm Young – rhythm guitar, backing vocals
* Cliff Williams – bass, backing vocals
* Chris Slade – drums, percussion

Aaaah, ora si discute! Dopo quasi un decennio di album insulsi, ritornano gli Ac/Dc che dico io!
Nuovo batterista (Chris Slade), nuovo produttore (Bruce Fairbarn) e testi scritti dai fratelli Young, dato che di quelli di Brian non ne poteva più nessuno. Questi sembrano finalmente gli Ac/dc, feroci, veloci, ottusamente intelligenti, diretti, emozionanti.
Soprattutto emozionanti, dato che il tratto caratteristico di tutti gli album dopo BIB è la noia, la noia fottuta che ti prende dopo due canzoni, e che qui ti dimentichi: Thunderstruck, Moneytalks, Fire Your Guns, If You Dare, The Razor's Edge... la produzione toglie un minimo d'impatto al tutto, che del resto non esisteva da un casino di tempo, ma il suono ne guadagna di gran lunga, con maschera di riverbero eliminata (e Brian un po' meglio del solito, anche se è evidente che non sarà mai più quello di Back In Black o For Those About To Rock) e strumenti ben separati nel mix.
Se un difetto vogliamo trovare è il fatto che è decisamente un disco altalenante, con qualche canzoncina mediocre nascosta in mezzo al materiale di lusso (Mistress for Christmas ne è un perfetto esempio). Meglio comunque della costante mediocrità alla quale ci avevano abituati: del resto incominciava ad essere l'era degli album di 74 nonnecessari minuti, consuetudine dovuta alla durata del supporto ottico che ha dominato gli anni '90.
Angus Bucks!
Trivia interessante: gli Angus Bucks, ovvero i finti dollari promozionali con la faccia di Angus Young (ovvero questi ) per un breve periodo di tempo ebbero corso pseudo-legale (ecco che disegno una faccina sorpresa :O) nell'ex unione sovietica... dato che il rublo a causa dell'inflazione valeva sostanzialmente quanto la carta straccia!
Dopo questa cagata (tratta da Wikipedia, che a sua volta l'ha tratta dallo special ACDC: Behind The Music), godetevi gli Angus Bucks:
 
Voto: 7.5

Live - Atlantic 1992

* Brian Johnson - lead vocals
* Angus Young - lead guitar
* Malcolm Young - rhythm guitar, backing vocals
* Cliff Williams - bass guitar, backing vocals
* Chris Slade - drums, percussion

Ovvio che della versione con un solo cd neanche se ne parla, come minimo ce ne vogliono due.
È chiaro che il protagonista dello show sia Angus sin dall'inizio quando nel buio si sente (ma talìa che sinestesia di lusso) il pubblico che inneggia il suo nome... mi sa che qui a Donington il suo show Angus non lo divide con nessuno...
Comunque, è ciò che di più vicino ci sia ad un greatest hits, con Brian che se la cava egregiamente anche nelle canzoni dell'era Bon... tanti assoli, tante cazzate... a tratti emozionante.
Voto: 8.5

Ballbreaker - East West 1995
* Brian Johnson – lead vocals
* Angus Young – lead guitar
* Malcolm Young – rhythm guitar, backing vocals
* Cliff Williams – bass guitar, backing vocals
* Phil Rudd – drums, percussion

Noto nella comunità web per la feroce recensione (e i feroci commenti di risposta) di Mark Prindle, io sinceramente non riesco a capire che cosa possa scatenare tanto furore da un lato e dall'altro.

Sì, perchè nonostante un produttore stranoto come Rick Rubin in cabina di regia (che fa un lavoro un po' deludente, succhiando le palle dell'energia di questa fenomenale band di quasi anziani), e il ritorno di Phil Rudd alla batteria, non è che ci sia molto per cui accalorarsi.

I nostri Australiani del cuore si sono ormai (dopo i buoni risultati di Razor's Edge) assestati su quello che sanno fare meglio: hard rock abbastanza ignorante con iniezioni di blues, dopo anni di ricerca di un modo diverso più intelligente di guidare una canzone (che in tutto e per tutto si è dimostrato inefficace e cervellotico), Malcom e Angus hanno capito che ciò che sanno fare meglio sono quei tre accordi di lusso conditi da assoli e licks vari.

Certo, i tempi di Let there Be Rock o Back In Black sono ovviamente lontani, e persino i non esagerati (nell'era del Compact Disc) 50 minuti di quest'album a volte risultano un po' pesanti, dato che difficilmente trovi qualcosa di eclatante nel bel mezzo dell'album (le due cose migliori sono all'inizio), ma per lo meno si sono scrollati quella patina di rottura di coglioni che li ha caratterizzati negli anni 80. Quindi cosa c'è da accalorarsi? Un disco non eclatante sotto tutti i punti di vista, ma non così squallido come dicono alcuni. 

È pur vero che il loro mestieraccio continuano a farlo nonostante tutto.

Del resto, se non rockeggiano gli Ac/Dc, chi cazzo volete che lo faccia, gli Oasis? O i Babyshambles? Disse Totò: "Ma mi faccia il piacere!"
Voto: 7.0

Stiff Upper Lip - East West 2001

* Brian Johnson - vocals
* Angus Young - lead guitar
* Malcolm Young - rhythm guitar
* Cliff Williams - bass guitar
* Phil Rudd - drums, percussion

Hey! Sono la voce di Brian Johnson, e sono andata a zoccole! Perchè mi ostino ad andare a cercare note assurde se quando mi muovo entro un registro da esseri umani sono fenomenale e molto probabilmente non faccio quel male cane che sembro fare al mio legittimo proprietario?
Comunque, cazzate a parte (che su questo sito, lo so, suona come una affermazione pesante) la voce di Brian è incredibile nei primi secondi di Stiff Upper Lip, l'apertura dell'album, rauca e bastarda, sembra un Tom Waits heavy metal, e per il resto... beh, il tipo, nonostante la veneranda età fa un gran lavoro, ma non è ai livelli passati (forse un po' meno malridotta di certi tempi passati...) e non lo sarà mai più per ragioni tristemente geriatriche.
Detto ciò... Ayeeeeaaaaaaaah!!!!
Incrrrrrrrrrredibile amici!
Il miglior album degli Ac/Dc dalla scomparsa di Bon (con BIB chiaramente fuori concorso), finalmente B-L-U-E-S come ai bei tempi andati, i riff di basso di una nota (Live Wire memories...) e riff che sembrano sputati fuori dai loro settanta! Veramente soddisfacente, così come la produzione del Big Brother George Young (non ho idea del perchè sia separato dall'inseparabile Henry Vanda), che fa un salto di qualità rispetto al lavoro di Rubin ed al suo stesso umiliante lavoro in Blow Up Your Video.
I lunghi tempi di gestazione (7 anni da Ballbreaker, del prossimo, nel quale Brian tornerà a scrivere i testi, Malcom ha detto solo che dovrà essere perfetto), dimostrano che il fervore creativo è inevitabilmente finito (da tanto tempo), ma cosa più importante, dimostrano che i fratelli Young se ne sono accorti, e si sono anche accorti di avere un catalogo incredibile, che gli consente di girare per il mondo proponendo una setlist di pezzi perfetti, variando un po' come cazzo gli pare senza rischiare mai di deludere.
Voto: 7.8

Black Ice - Columbia 2008

* Brian Johnson - vocals
* Angus Young - lead guitar
* Malcolm Young - rhythm guitar
* Cliff Williams - bass guitar
* Phil Rudd - drums, percussion

Dopo otto anni (!!!) dall'ultimo album di studio, gap colmato da un'infinità di prodottini come DVD, raccolte e robe del genere, ritorna la macchina da guerra del rock n'roll, affiancata dall'ormai veterano della produzione Brendan O'Brien, responsabile di tanti album dei Pearl Jam, degli Stone Temple Pilots, RATM... persino Dylan e Springsteen l'hanno voluto in cabina di comando. Sostanzialmente senza motivo, ma tant'è.
Forse non l'ho ascoltato con abbastanza attenzione, ma non mi è sembrato 'sto gran capolavoro. C'è da dire in primo luogo che se non l'ho ascoltato con attenzione è perchè semplicemente l'attenzione non l'attira nemmeno per sbaglio. In secondo luogo, si è tornati allo stile di Ballbreaker, al devastante riff midtempo con Brian Johnson che ci urla sopra sempre la stessa melodia o una melodia similare. Infine, adoro la vagina. Mi sembrava importante sottolinearlo.
O'Brien ha cercato di convincere Johnson che non è una buona idea quel grido lancinante che lo ha accompagnato per tutta la carriera, dato che ormai di voce non glien'è rimasta un granchè... ma il caro vecchio Brian ha spesso ignorato questo consiglio (seguendolo forse solo nella quasi Springsteeniana, era '83, Anything Goes... boooorn in the Usaaaaa, I was... boooooorn... ehr..)... beh almeno Brendan ci ha provato.
Il gruppo è convinto del prodotto, immagino, dato che per fare soldi non avevano bisogno di questo gingillino, ma gli bastava l'ennesima compilation (che è arrivata dopo quest'album, comunque)... e devo dire che è un disco ascoltabile, piacevole e quant'altro. Semplicemente, non impazzisco per lo stile che hanno preso dopo la dipartita di Scott. Non che io mi aspetti chissà che evoluzioni stilistiche: gli AccaDacca sono uno di quei gruppi, come i Motorhead e i Ramones, da i quali ti aspetti more of the same più o meno sempre... ma con Bon quel more of the same era sempre superlativo... mentre questi album si susseguono in un misto di noia e sbadigli... e non è ciò che un album rock dovrebbe farti fare, nonnorononono. Per carità, "noia" rispetto agli Ac/Dc che furono, non certo rispetto al mercato musicale attuale, rispetto al quale risultano comunque una spanna sopra. Onore al merito di Angus e Malcom che qualche evoluzione, seppur impercettibile, hanno provato a portarla (vedasi fare una sottospecie di cover di In My Time Of Dying e chiamarla in un altro modo, Stormy May Day, con risultati stranamente apprezzabili), ma il risultato non va comunque, a mio giudizio, molto sopra la sufficienza.
Mettiamola così: se avete amato gli album da FTATR in poi (senza fare paragoni con i precedenti), troverete di vostro gradimento quest'album. Se invece, come me, quegli album li avete trovati noiosucci eccezion fatta per qualche pezzo... passate oltre, non è roba per noi... 55 minuti di questa cosa addormenterebbero anche quelli tra voi che pippano anche l'anima di Pablo Escobar.
Voto: 6.9
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